Medical Humanities

Il Dialogo basato sulla Metafora

In quanto approccio all’elaborazione delle emozioni, l’intervista senso-metaforica si ricollega ad altri concetti. In molti ambiti, è possibile riscontrare premesse emergenti, che risultano essere evidence-based e stabilite teoricamente e che integrano gli approcci non medici e relazionali con le cure mediche tradizionali.


Gli obiettivi comuni sono l’empowerment degli individui, una maggiore profondità della consapevolezza e della connessione tra individui e l’abilitazione di un’azione competente da parte dei caregivers, con la maggior partecipazione possibile del paziente alla creazione del proprio benessere.


Le teorie, i pensatori e i ricercatori il cui lavoro ha contribuito a chiarire molti meccanismi sottostanti all’intervista senso-metaforica e allo Specchio Metaforico includono: Daniel Kahneman, Jon Kabat-Zinn e John Teasdale, George Miller, Carl Rogers e Eugene Gendlin, Wiliam Miller, George Lakoff e Mark Johson, Rita Charon.


Nel 2011, in uno dei più grandi ospedali d’Europa, il dialogo basato sulla metafora, che costituisce il centro dell’elaborazione metaforica delle emozioni, ha iniziato la sua implementazione tra i pazienti e il personale nei reparti di Oncologia e Psichiatria di Genova, in Italia.


Il dialogo basato sulla metafora si è rivelato un successo immediato come strumento per accedere alla comunicazione diretta delle emozioni, in un modo non mediato e non mitigato dai filtri del pensiero razionale. Questo è stato l’inizio di un emozionante periodo di scoperta, che è tuttora agli inizi in altri ambiti.


Con entusiasmo, con facilità e semplicità l’intervista senso-metaforica ha iniziato a consentire un accesso a paesaggi remoti delle menti e dei cuori dei pazienti, aree spesso inaccessibili o oscure negli ambienti medici odierni.


Perseguendo il motivo di un tale successo, sono stati chiamati in causa i concetti di cui si parlerà di seguito, alcuni dei quali sono diventati elementi costitutivi per l’ulteriore sviluppo del processo di Intervento Senso-Metaforico, dello Specchio Metaforico e dell’uso dello Specchio Metaforico  stesso. 

Tali concetti fanno riferimento a:


-Modello di Daniel Kahneman, che teorizza un pensiero univocamente operativo a doppio binario, uno razionale e l’altro intuitivo: fin dall’inizio, l’introspezione basata sulla metafora sembrava facilitare un approccio alternativo metacognitivo, tale per cui attraverso l’attivazione del “sistema 1 di Kahnemann”, un pensiero intuitivo porta alla sana esclusione della cognizione razionale del suo “Sistema”.  Durante un’intervista senso-metaforica, questo ha il vantaggio di consentire al partecipante di considerare, e quindi verbalizzare in modo fluente, le sue emozioni senza innescare un progressivo circolo vizioso di pensiero, che andrebbe a rinforzare, piuttosto che a sospendere, le modalità cognitive negative comunemente associate con gli stati di ansia e depressione, la cui occorrenza non è infrequente tra le popolazioni di pazienti coinvolte all’esordio del progetto.

Durante l’intervista senso-metaforica, gli operatori/scribi riferiscono una “protezione facilitante” nella loro capacità di guidare i loro intervistati in un viaggio introspettivo sicuro. L’Intervista senso-metaforica fornisce uno strumento che aiuta gli operatori a spingere delicatamente i partecipanti/poeti indietro,sulla traccia intuitiva dell’introspezione inerente al processo.

Quest’ultima incursione intuitiva nella consapevolezza costituisce spesso un nuovo ed eccitante terreno per il poeta. Ciò rivela aspetti dello stato emotivo del momento presente non precedentemente notato o riconosciuto. Viene creato un varco, per cu i partecipanti viaggiano fuori strada nell’esplorazione del proprio sé, ricevendo nuove informazioni riguardo loro stessi e la condivisione.


-Jon Kabat-Zinn e la Mindfulness, da lui definita come un “prestare attenzione in un modo particolare, di proposito nel momento presente e in maniera non giudicante”, insieme alle discussioni di John Teasdale sulle forme di comunicazione “implicazione” versus “proporzionale”.

Era chiaro fin dall’inizio che l’approccio dell’intervista senso-metaforica all’elaborazione delle emozioni facilitava la prima, che intrinsecamente permetteva che, tra gli operatori, prendesse postoun ricco e profondo ascolto empatico. Essi stavano accompagnando i pazienti in modi nuovi e i pazienti stavano ascoltando se stessi in modo nuovo. Inoltre, la qualità dell’attenzione prestata durante l’indagine senso-metaforica mostra convincenti similitudini con l’attenzione profonda sperimentata durante certe meditazioni di Mindfulness. Si può,effettivamente, sentire l’effetto fisiologico dell’auto-indagine basata sulla metafora come distinta da una tradizionale intervista proporzionale.


-Il “Magico Numero Sette” di George Miller, che ha aiutato a dare un senso concettuale a ciò che era stato rivelato dal lavoro basato sulla metafora con i pazienti: una metafora non era soltanto potente, ma in alcuni casi l’unica cosa che funzionava. La metafora funzionava come un contenitore, un piccolo vaso intrinsecamente poetico contenente un’infinità di sfumature, toni, sensazioni, sapori e odori che l’ascoltatore non deve distruggere al fine di poterli percepire.  Durante l’intervista senso-metaforica, la metafora stava emergendo, presentando se stessa così come era, nella sua totalità, perché veniva intuitivamente ricevuta dal suo destinatario senza analisi o interpretazione. La metafora arrivava fresca, singolare e diretta.


-l’Approccio Centrato sulla persona di Carl Rogers, dove empatia, congruenza e accettazione positiva incondizionata costituiscono letre qualità necessarie e sufficienti che un ascoltatore deve possedere affinché un incontro sia veramente “d’aiuto”: lo specchio metaforico, intrinsecamente, richiede ai suoi operatori a tutti e tre questi aspetti. In particolare, il livello di empatia percepito dai partecipanti deve essere elevato. Il modo in cui il testo poetico risultante dall’intervista viene osservato dall’operatore, dal suo autore e, possibilmente, da altri partecipanti, che lo considerano da una distanza artistica “di sicurezza” è profondamente incondizionato nella sua accettazione del sé e dello stato del sé del poeta. Lo stato emotivo presente nel poeta, esternalizzato come un testo poetico, viene trattato con lo stesso rispetto dovuto ad un’opera d’arte, da una posizione riflessiva e rispettosa, senza attingere alle associazioni personali.

La naturale bellezza di immagini persino impegnative fa in modo che gli stati di difficoltà emotiva possano essere ascoltati e apprezzati profondamente, e osservati da vicino e nel dettaglio, senza essere in alcun modo invasivi, anche quando assistiti da ascoltatori profani. 

Il “Commentario Definizionale” del processo, che si svolge durante la fase di osservazione dell’intervista senso-metaforica, è simile alla scoperta e all’esplorazione delle parole-chiave del poeta, così essenziale nell’approccio di Rogers per coinvolgere gli strati più profondi dei sentimenti e delle emozioni.


-Il Focusing di Eugene Gendling e il suo rivolgersi al corpo attraverso un dialogo che illumina la “sensazione”, il “tutto ciò che c’è” – ossia i sentimenti e le parole che usiamo per portarli dentro all’osservazione e che sono spesso mondi a parte.


-Il Colloquio Motivazionale di William Miller, che mostra come un operatore possa condurre un dialogo empatico, tale per cui la natura del linguaggio utilizzato va ad influenzare profondamente il grado in cui un partecipante si impegnerà in modalità positiva o negativa con se stesso, l’altro e i suoi meccanismi di intenzionalità.


-La premessa della Linguistica Cognitiva secondo cui, se i nostri processi mentali modellano le nostre verbalizzazioni, è anche vero l’inverso; ossia, ciò che noi diciamo e il modo in cui lo diciamo da forma a cosa e come pensiamo, un concetto che aiuta a demistificare il potere curativo della riflessione metaforica sull’emozione.


-Le discussioni di George Lakoff e Mark Johson riguardo ai domini target e sulla metafora come processo cognitivo.


-La Medicina Narrativa di Rita Charon, da lei fondata presso Columbia University e rappresentata da Charon e vari colleghi e la sua celebrazione degli approcci umanistici alla sofferenza. La Medicina Narrativa ha scommesso il suo giusto e fondamentale posto negli ambienti medici tradizionali. Per citare Charon il “trovare le parole per contenere il disordine e le sue conseguenti preoccupazioni da forma e controllo al caos della malattia”. Le sue nozioni di attenzione, rappresentazione e afflizione, e l’inclusione fondamentale della Medicina Narrativa della “lettura attenta” costituiscono le qualità fondamentali dell’intervista senso-metaforica e le fonti dei suoi benefici misurabili.

L’esternalizzazione metaforico-poetica del proprio sé nel momento presente dei partecipanti è osservata e commentata dall’operatore e dagli ascoltatori presenti come se fosse un’opera letteraria – trame, toni, ritmi, rime – il suono e la sensazione di questo - e specialmente le definizioni oggettive delle parole e del linguaggio del testo. Tutto questo va ad avvalorare ed abbracciare l’individuo in modi che hanno un effetto profondamente positivo, ripetutamente dimostrato sia qualitativamente sia quantitativamente.