La Metafora come un sesto senso

Cosa è una senso-metafora?

Una “senso-metafora” (termine coniato in questo contesto) è una metafora che funziona come un organo di senso, ossia una sorta di“sesto senso”.


La metafora –che può diventare un rilevatore di aspetti quali vista, udito, tatto, gusto e odore – può essere utilizzata come un agente sensoriale attivo. 


Siamo abituati a chiamare in causa i nostri cinque sensi per esaminare il mondo “ là fuori”, fuori da noi stessi. Ma qual è il senso più adatto per osservare il nostro mondo interiore, il mondo interiore dei sentimenti, quel substrato mentale con il quale dobbiamo fare i conti, lottare e con il quale noi filtriamo ogni momento che passa più o meno consapevolmente? 


Come strumento di percezione sensoriale, la metafora può aprire un canale diretto alla percezione delle emozioni. Essa può facilitare la nostra identificazione delle emozioni, al punto che l’introspezione emotiva può diventare un’esperienza così chiaracome vedere le stelle, sentire l’odore del caffè, riconoscere un sapore di un alimento prossimo alla data di scadenza.


Come strumento di identificazione delle emozioni, la metafora è qualificata in modo univoco.

La metafora, infatti, svolge il suo lavoro risuonando in un modo che non è solo cognitivo, ma anche sensoriale. Sospesa su un ponte tra corpo e mente, una senso-metafora –se utilizzata abilmente- permette di sentire che “la corrispondenza” metaforica è corretta; una metafora corrispondente ad un’emozione produce, nella mente del suo creatore, una sensazione che moltiplica la sensazione che la persona sta cercando di identificare e verbalizzare. Questa corrispondenza senso-metaforica ha la qualità di un profondo riconoscimento. E ciò, intrinsecamente, permette una succinta verbalizzazione e la potente trascrizione di uno stato emotivo, contemporaneamente al suo accesso metaforico.


L’immagine metaforica è la riflessione intuitiva dello stato emotivo che mettiamo sotto la sua lente. L’intervista senso-metaforica si riferisce alla trascrizione di quello stato mentale come “specchio metaforico” (altro termine coniato qui, in questo contesto).


Lo specchio metaforico produce un linguaggio facilmente registrato in un formato poetico che, in maniera accurata ed implicita, esternalizza ed è capace di riprodurre nel poeta, nello scriba e in altri ascoltatori i sentimenti che sono stati esplorati.


Il Poeta e lo Scriba

La co-creazione

Lo scriba è l’operatore/medico/pari che conduce l’indagine metaforica sull’emozione, che procede a voce alta, seguendo le linee guida di un dialogo che, ormai da sei anni, è in via di sviluppo e di codifica. Uno scriba deve interrogare, fermarsi, ascoltare e poi annotare con precisione per iscritto, parola per parola, le risposte del poeta/partecipante al questionario senso metaforico (QSM).

Questo processo si traduce in uno Specchio Metaforico – ossia la rappresentazione metaforica della “sensazione significativa” del poeta (prendendo in prestito un termine di Eugene Grandling), dell’emozione che sta sperimentando. Questi sentimenti e sensazioni emotive vengono elicitati in maniera intuitiva, senza chiedere al partecipante di spiegare a chi ascolta come lui o lei  si sente in quel momento.  

Tipicamente, una domanda diretta e proposizionale catalizza una risposta razionale, analitica e cognitiva. Il ragionamento risultante non è guidato dall’intuizione, ma implica di dover indiduare l’interpretazione e le associazioni fatte attraverso i canali razionali e cognitivi che, di default, elaborano le verbalizzazioni umane.

Lo specchio metaforico è un modo per eludere la naturale tendenza del cervello a rispondere in modo razionale alle domande relative a come una persona si sente. Ma, soprattutto, il poeta e lo scriba si uniscono in una comune “apertura di orecchie e di cuore.” Anche se l’attività si svolge in gruppo, l’elaborazione metaforica delle emozioni consente un dialogo diretto tra scriba e poeta, sviluppatocome intrinseco all’esperienza; è un collegamento intimo, uno a uno, che permette l’accesso ad altri, solo su invito o su permesso.

Gli Elementi del Dialogo basato sulla Metafora

Dialogo in 5 Fasi: Framing, Percezione, Descrizione, Commentario, Revisione

Il rispecchiamento metaforico avviene in quattro fasi, che si ripetono durante tutto il processo:  


FRAMING, in cui intitoliamo la nostra esplorazione emotiva; 


PERCEZIONE, attraverso un’introspezione guidata e basata sulla metafora (in cui la percezione emotiva emerge in maniera intuitiva), identifichiamo l’incontro metaforico con il proprio stato emotivo.  Questo non è determinato da un’analisi razionale, ma al contrario.  Il “match” emerge, permettendo simultaneamente;

 

DESCRIZIONE, come una verbalizzazione “automatica”, e quindi, una trascrizione utile dell’emozione percepita ed identificata in modo non filtrato dalla cognizione deliberata;  


COMMENTARIO è la fase di osservazione, usando una tecnica dialogica codificata che è rigorosamente privo di interpretazioni, analisi, o associazioni personali, il poeta/partecipante, insieme all’operatore e agli altri ascoltatori, attivamente riconosce e accetta l’autore e il suo stato emotivo espresso in maniera poetica. Questa immagine rispecchiata viene abbracciata come arte, non più sovrapposta al suo ideatore, ma distaccata, separata, ricca e multidimensionale, pronta per quel tipo di “lettura ravvicinata “fondamentale per la medicina narrativa; 


REVISIONE, che offre un’opportunità per il poeta/partecipante di identificare in maniera “senso-metaforica” e sperimentare una modificazione del proprio stato emotivo del momento presente, per cercare di raggiungere un maggiore senso di benessere.


Secure affect framing and expression (SAFE) is critical as we address post-traumatic stress and trauma.  SAFE is the core of the metaphor-based dialogue technique outlined in these pages. 

When identifying, verbalizing and regulating emotion surrounding trauma, Metaphoric Affect Processing holds us in the present, not only sensorially, but conceptually. It guides an exploration of emotions not as they were when arising in the past as response to events, but as they are being experienced in the present with regard to the past. 

This is crucial: the process does not take clients back to the moments of trauma; regarding the trauma and related emotions, poet and scribe stay with current feeling about them, without reentering the trauma itself.

"Re-experiencing" is actively avoided. Metaphor-mirroring does not take a participant back to a moment in time, or explore past events. Rather, it explores the present moment happening of current feelings in relation to the realities chosen for framing, facilitating intuitive verbalisation of an emotional now which can be regulated and improved. Past events and our responses cannot be rewritten. Present ones can.

Metaphoric Affect Processing keeps its participants "safe" by providing implicational (as opposed to propositional) positioning with regard to difficulties being verbalized, guiding metacognitive introspection that - from an experientially and cognitively safe distance - reduces risks of triggering negatively associative thought patterns, ruminative tendencies, anxiety and habitual, counter-productive relational modes. 

While anecdotal evidence has shown MAP to be a powerful tool for use with PTSD and trauma as they present in other research contexts, new research will concentrate specifically on Metaphoric Affect Processing in the immediate and long-term alleviation of symptoms of PTSD and trauma.

Share your interest in collaboration and in related research!

L'Acronimo "MIRROR"

Il termine inglese “MIRROR”, ossia “specchio” può diventare un utile acronimo per delineare i dettagli dell’intervista senso-metaforica nella pratica:


“ME”,  (ossia io)

“Come sto?” e “come stai?” possono essere domande a cui è difficile dare una risposta di fronte alla malattia propria o altrui. Spesso, non si riesce a trovare il tempo o le parole per esprimere ciò che si prova veramente o ciò che si vuole dire attraverso le parole. Quando l’onnipresente “come stai” non è sufficiente, è possibile utilizzare la metafora in un modo particolare, nel qui ed ora e con l’“intenzione” (per parafrasare la definizione di Mindfulness di Kabat-Zinn), per riuscire a controllare uno strumento delicato ma potente con cui accedere alla propria realtà emotiva e rappresentativa.

La metafora offre la possibilità della conoscenza di se stessi non soltanto attraverso il suo potere descrittivo (l’uso che maggiormente ci risulta familiare), ma attraverso il suo potere di facilitare la percezione delle emozioni e anche la loro regolazione, attraverso modalità intuitive.


METACOGNIZIONE

L’atto di introspezione metaforica consente un decentramento e un’inquadratura. Si assume un atteggiamento in cui si è consapevoli di pensare e di sentire e, allo stesso tempo, consapevoli di non essere quei pensieri e quelle emozioni. La metafora consente la liberazione di una mente pensante dalla sfera dell’emozione del momento, rendendo libero l’osservatore di ampliare la sua visione dall’esterno e dall’alto (forse, come in un clichè, la foresta viene percepita quando il focus ristretto sull’albero si espande e viceversa). Modificando il punto di vista, l’osservazione e l’esperienza di essa possono essere inquadrate, così da riuscire a determinare da sole quale parte di un passaggio emotivo esplorare all’interno di uno spazio più ampio. La nostra realtà emotiva diventa, temporaneamente, esterna a noi.


INTROSPEZIONE 

Il partecipante, quando viene invitato ad esplorare il proprio paesaggio interiore attraverso la lente della metafora, riesce ad osservarsi interiormente in un modo nuovo, rompendo i modelli di pensiero abituali,

Nell’atto dell’elaborazione metaforica dell’emozione (espressione coniata qui), la metafora guida l’introspezione, diventando una fonte di illuminazione, come un “raggio di ricerca” che attraversa delicatamente lo stato emotivo, mentre cattura le sue corrispondenze senso-metaforiche.

L’impegno di questa ricerca intuitiva è sentito come radicalmente differente rispetto alla domanda “come stai?” e si tratta di una sensazione in linea con l’evidenza offerta da numerosi studi basati sulla risonanza magnetica funzionale, che dimostrano come specifici processi cognitivi producano specifici effetti a livello neurale.


IDENTIFICAZIONE/INTUIZIONE

L’atto di ricercare, nel momento, una corrispondenza metaforica per il proprio stato emotivo, consente ai partecipanti di identificare e verbalizzare le emozioni.

Usando la metafora come veicolo esplorativo, viene attivato un approccio intuitivo all’introspezione, invece di uno razionale e questo è un aspetto fondamentale di tutto il processo.


RISONANZA

Quando un partecipante risponde alle domande che gli vengono poste durante l’intervista senso-metaforica, viene avvisato - dalla risonanza che si trova a sperimentare- di avere scoperto una corrispondenza del proprio stato emotivo, mentre tiene in mente l’immagine metaforica. La metafora diventa, così, il ponte tra il mondo verbale e l’impressione corporea dell’emozione stessa.

Quando la corrispondenza “giusta” emerge, vi è un collegamento risonante, che consente una vera connessione tra ciò che si prova e ciò che si dice.


RIFLESSIONE

L’insieme delle risposte alla serie di domande metaforiche crea un testo completo e multisfaccettato, una vera e propria collezione di immagini specchio-metaforiche, di sottigliezza, forme e sfumature delle emozioni che i partecipanti provano in quel momento.


RECITAZIONE/RICONOSCIMENTO

Una volta che lo specchio metaforico è stato creato, può essere letto a voce alta dall’operatore /scriba e dal poeta/partecipante, e può così essere ascoltato da tutti in un modo nuovo.

La qualità dell’attenzione prestata è alta, così come il grado di empatia, che è intrinseco all’ascolto quando gli stati emotivi sono riferiti attraverso la metafora.

L’intervista facilita il riconoscimento del proprio sé da parte del poeta e ciò che questo vede risulta spesso sorprendente per lui. Contemporaneamente, egli si sente profondamente ascoltato e riconosciuto in modo genuino dagli ascoltatori durante il processo.


OSSERVAZIONE

Questa fase del processo può essere definita come un “commentario verticale”, in opposizione a quello orizzontale o associativ. Dopo la lettura a voce alta dello specchio metaforico, i presenti vengono invitati a citare le parole e le frasi dei testi recitati che li hanno colpiti in modo particolare. Si deve prestare molta attenzione a non seguire la linea del commento associativo e a non analizzare, interpretare, spiegare (il “perché” è vietato) e a non descrivere circostanze personali. Durante il processo, i partecipanti si sentono, così, “al sicuro” da questa mancata esposizione. Essi identificano e condividono un’emozione da una distanza artistica, senza il timore della propria vulnerabilità.


ORGANIZZAZIONE

La trascrizione della percezione metaforica del proprio stato emotivo consente al partecipante/poeta di organizzare e dare significato ad un vortice di pensieri non verbali e sentimenti complessi. Questo tipo di messa in ordine intuitiva ha un effetto calmante nelle circostanze che possono essere cariche di ansia e malessere.


REVISIONE/REGOLAZIONE

La fase finale del processo di rispecchiamento metaforico è quella in cui i partecipanti sono invitati ad utilizzare il loro specchio metaforico come modello per revisionare, riga per riga, il riflesso originale del loro stato emotivo. Così facendo, utilizzando la metafora per percepire e verbalizzare uno stato emotivo desiderato, il poeta può riuscire ad accedere effettivamente ad un’ esperienza sensoriale di revisione della propria emozione. Il cambiamento, ovviamente, non è permanente, ma nei momenti di sofferenza, una pausa e una nuova prospettiva sono certamente le benvenute.


REGISTRAZIONE

In pratica, lo specchio metaforico diventa un documento prezioso, una registrazione degli stati emotivi dei partecipanti, che può essere utilizzato in modo significativo a livello personale e di trattamento.

Un approccio a doppio senso

POSSIAMO CONSIDERARE L’INTERVISTA SENSO-METAFORICA IN DUE MODI

È un  ELABORAZIONE METAFORICA DELL’EMOZIONE, e anche un ELABORAZIONE DELL’EMOZIONE METAFORICA.


Quando consideriamo l’intervista nel primo modo, l’elaborazione dell’emozione diventa l’unità sintattica di base, la frase nominale che viene modificata dall’aggettivo “metaforica”. Nella prima fase dell’intervista senso-metaforica, si utilizza la metafora come strumento con cui elaborare lo stato motivo del momento presente. Si utilizza la metafora per esplorare lo stato emotivo e quell’intenzione intuitiva consente di identificare e verbalizzare lo stato emotivo.

Quando, invece, si considera l’intervista come possibilità di elaborazione dell’emozione metaforica, la mutata prospettiva, in cui l’unità sintattica di base è l’emozione metaforica, ci indica su quale tipo di emozione si agisce durante il processamento.

Nella fase finale dell’intervista senso-metaforica, non si è più direttamente a contatto con lo stato emotivo, ma piuttosto con il suo riflesso metaforico. Apportando modifiche senso-metaforiche alla rappresentazione metaforica dello stato emotivo, si effettua e si sperimenta un cambiamento diretto e viscerale dello stato emotivo.